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Smartphone in bagno: perché lo usiamo e quali rischi corriamo davvero

Dalle vecchie riviste allo scroll infinito: lo smartphone ha cambiato anche il tempo trascorso in toilette. Ma usarlo in bagno può allungare la permanenza, favorire cattive abitudini e trasformare il telefono in un discreto allevamento portatile di batteri.

C’è stato un tempo in cui in bagno si trovavano giornali vecchi, riviste spiegazzate, fumetti, parole crociate e libri lasciati lì “per caso”. Un caso molto organizzato, diciamolo. Oggi, invece, il protagonista assoluto è quasi sempre lo smartphone: entra con noi, resta con noi e spesso allunga molto più del previsto il tempo passato sulla toilette.

Usare lo smartphone in bagno è ormai un’abitudine diffusissima. Si leggono notizie, si controllano i social, si risponde ai messaggi, si guardano video e, nei casi più disperati, si finisce persino a leggere discussioni infinite tra sconosciuti che litigano sotto una ricetta. Si entra pensando di restare pochi minuti e si perde completamente la percezione del tempo.

In breve: utilizzare il telefono sulla toilette non è automaticamente pericoloso, ma può farci restare seduti più a lungo e aumentare le occasioni di contaminazione del dispositivo. Uno studio pubblicato nel 2025 ha inoltre rilevato un’associazione tra questa abitudine e una maggiore presenza di emorroidi, senza però dimostrare che lo smartphone ne sia la causa diretta.

Perché portiamo lo smartphone in bagno?

La risposta più semplice è che non sopportiamo più i momenti vuoti. Lo smartphone ci accompagna praticamente ovunque e il bagno non fa eccezione. Anzi, per molte persone la toilette rappresenta uno dei pochi luoghi in cui è possibile chiudere una porta, restare soli e prendersi una pausa senza dover fornire troppe spiegazioni.

Spesso il telefono serve semplicemente a occupare il tempo o allungare quel piccolo momento di isolamento. È una forma di pausa mentale, anche se invece di riposare il cervello finiamo a riempirlo con notifiche e informazioni delle quali potevamo fare a meno.

Prima dello smartphone questa funzione era svolta dalla carta stampata. Riviste, fumetti, quotidiani, raccolte di curiosità ed enigmistica erano perfetti perché offrivano testi brevi e facili da interrompere. Nel mondo anglosassone sono nate persino collane editoriali dedicate a questo tipo di lettura, come la serie Bathroom Reader, composta da curiosità, aneddoti e racconti da leggere a piccole dosi.

Il bisogno è rimasto lo stesso: riempire una pausa privata. Ma una rivista aveva un numero limitato di pagine; lo smartphone offre uno scroll potenzialmente infinito.

Quanto tempo restiamo sulla toilette usando il telefono?

Uno studio pubblicato nel 2025 sulla rivista scientifica PLOS One ha analizzato le abitudini di 125 adulti sottoposti a una colonscopia di screening. Il 66% dei partecipanti ha dichiarato di utilizzare lo smartphone sulla toilette.

Tra chi usava il telefono, il 37,3% rimaneva seduto per più di cinque minuti, contro appena il 7,1% di chi non lo utilizzava. I dati confermano qualcosa che, in fondo, conosciamo già per esperienza diretta: il telefono modifica la percezione del tempo.

Non è necessariamente la permanenza inizialmente prevista a essere lunga. È la sequenza di azioni a trattenerci: una notizia porta a un’altra, un messaggio richiede una risposta, un video ne suggerisce immediatamente un secondo. Quando ogni contenuto è progettato per tenerci sullo schermo, pensare di controllare “solo una cosa” è un proposito nobile ma piuttosto ottimista.

Gli stessi partecipanti hanno indicato tra le attività più frequenti la lettura delle notizie, scelta dal 54,3%, e l’utilizzo dei social media, segnalato dal 44,4%. Lo smartphone ha quindi sostituito il vecchio giornale, ma con una capacità di distrazione decisamente superiore.

Usare lo smartphone in bagno aumenta il rischio di emorroidi?

Lo studio pubblicato su PLOS One ha rilevato che l’impiego dello smartphone sulla toilette era associato a un aumento del 46% del rischio di riscontrare emorroidi, anche dopo aver considerato fattori come età, sesso, indice di massa corporea, attività fisica e apporto di fibre.

Questo dato va spiegato senza creare allarmismi. Lo studio è osservazionale e mostra un’associazione, non un rapporto certo di causa ed effetto. Non dimostra quindi che il telefono provochi direttamente le emorroidi. L’ipotesi dei ricercatori è che il problema possa essere collegato alla permanenza prolungata sulla toilette e alla pressione esercitata sui tessuti della zona pelvica.

La distinzione è importante: usare lo smartphone in bagno non significa automaticamente sviluppare un problema, ma può favorire un comportamento poco salutare, cioè restare seduti molto più del necessario.

Gli autori suggeriscono di limitare il tempo sulla toilette a meno di cinque minuti. Non occorre entrare con un cronometro da competizione, ma lasciare il telefono fuori dal bagno potrebbe essere il sistema più semplice per evitare che una pausa breve si trasformi in una seduta parlamentare.

Il telefono in bagno è davvero poco igienico?

Lo smartphone passa continuamente dalle mani al viso, dalla scrivania alla borsa, dal tavolo al letto. È uno degli oggetti che tocchiamo più spesso durante la giornata, ma raramente viene pulito con la stessa frequenza riservata ad altre superfici.

Una ricerca indicizzata su PubMed sulla contaminazione batterica dei telefoni cellulari ha rilevato la presenza di microrganismi sui dispositivi analizzati e ha mostrato che una semplice disinfezione con salviette adatte può ridurre significativamente la contaminazione.

Questo non significa che ogni telefono sia automaticamente pericoloso o che utilizzarlo in bagno equivalga a immergerlo nella tazza, immagine che possiamo tranquillamente risparmiarci. Il problema è la sequenza dei contatti: tocchiamo superfici, utilizziamo lo smartphone, ci laviamo le mani e poi riprendiamo immediatamente lo stesso dispositivo senza averlo pulito.

Il telefono può quindi diventare un punto di passaggio per i microrganismi. Lavarsi bene le mani resta fondamentale, ma anche pulire periodicamente il dispositivo secondo le indicazioni del produttore è una precauzione sensata.

Lo smartphone ha cambiato anche il nostro bisogno di pausa?

Il bagno continua a essere percepito come un piccolo spazio privato. Il paradosso è che cerchiamo isolamento portando con noi lo strumento che ci rende continuamente raggiungibili. Lo smartphone in bagno mantiene aperto l’accesso a messaggi, email, notizie e social: non stacchiamo davvero, spostiamo semplicemente la connessione dietro una porta chiusa.

Questo meccanismo aiuta a capire perché il tempo trascorso in toilette possa aumentare. Non restiamo necessariamente perché ne abbiamo bisogno, ma perché il contenuto digitale continua a intrattenerci. Chi desidera approfondire può leggere anche l’articolo di Ecotaurus dedicato a quanto tempo passiamo in bagno e alle nostre abitudini sulla toilette.

Come evitare di restare troppo tempo in bagno?

Non servono regole militari né una sirena che suoni al quinto minuto. È sufficiente modificare alcune abitudini semplici:

  • lasciare il telefono fuori dal bagno quando non è necessario;
  • evitare di iniziare video, giochi o discussioni che richiedono tempo;
  • alzarsi quando la funzione fisiologica è terminata, concetto rivoluzionario ma efficace;
  • lavarsi accuratamente le mani;
  • pulire regolarmente lo smartphone con prodotti compatibili con il dispositivo.

Il punto non è demonizzare la tecnologia. Lo smartphone è utile, ci informa e ci intrattiene. Ma non ogni momento libero deve obbligatoriamente essere riempito da uno schermo. Qualche minuto senza notifiche potrebbe persino non ucciderci. Studi definitivi in merito non ne abbiamo, ma possiamo essere ragionevolmente ottimisti.

Perché anche la qualità dei servizi igienici conta?

Che si tratti di una casa, di un ufficio, di un evento o di un cantiere, il bagno resta un luogo essenziale. Pulizia, accessibilità, privacy e manutenzione influenzano direttamente il modo in cui viene utilizzato e la qualità dell’esperienza delle persone.

Nei contesti temporanei la corretta organizzazione è ancora più importante. Un servizio igienico presente ma sporco, difficile da raggiungere o privo di manutenzione non risolve il problema: gli mette semplicemente una porta davanti.

Ecotaurus si occupa di noleggio, installazione, manutenzione e ritiro di bagni chimici, offrendo soluzioni per cantieri, eventi, fiere e manifestazioni. Perché un bagno ben gestito dovrebbe funzionare senza diventare il protagonista della giornata. Se tutti ne parlano, di solito qualcosa è andato storto.

Un’abitudine quotidiana che racconta come viviamo

Portare lo smartphone in bagno sembra un gesto insignificante, ma racconta molto del nostro rapporto con il tempo, la noia e la connessione continua. Abbiamo sostituito riviste e giornali con un dispositivo capace di offrirci contenuti senza fine, trasformando una pausa di pochi minuti in un’altra occasione per restare online.

Non serve bandire il telefono dalla toilette con decreto ufficiale. Basta sapere che può trattenerci più del necessario, ricordarsi di pulirlo e riconoscere che qualche momento vuoto non è una tragedia.

Anzi, potrebbe essere una pausa vera. Una di quelle ormai quasi introvabili, in cui non dobbiamo leggere, rispondere, commentare o scorrere nulla. Dobbiamo soltanto fare quello per cui siamo entrati. E possibilmente uscire prima che qualcuno inizi a preoccuparsi.

 

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